Dimissioni, dimissione

Non so esattamente perché uno, quando lascia un posto, debba dare “le dimissioni”, al plurale. So però che un uso al plurale è sicuramente sbagliato.

 

Guardate questa notizia sul Corriere della Sera online:

 

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Avete visto l’occhiello? “Le sue dimissioni sono attese per il pomeriggio.” Ma come, per oggi pomeriggio, 7 dicembre, sant’Ambrogio, non erano attese le dimissioni di Renzi? Si dimette anche Berlusconi? E da che cosa?

Ripeto: non so come sia nata l’espressione dare o rassegnare le dimissioni (se qualcuno lo sa potrebbe spiegarlo nei commenti), ma è chiaro che in questo senso il plurale è obbligatorio. Quando però ci si riferisce all’atto di lasciare andare a casa qualcuno dall’ospedale (cioè di dimettere un paziente), il plurale non ha proprio senso: bisogna dire “la sua dimissione è attesa per oggi pomeriggio”. Se par brutto (bellissimo non è), basterà girare la frase: “Sarà probabilmente dimesso nel pomeriggio”.

Comunque è un errore comunissimo, non succede solo nel giorno delle dimissioni di Renzi. Per la cronaca, segnalo che il vocabolario Zingarelli considera due parole diverse (cioè solo omografe) i due sensi di dimissione:

Dimissione (1): dal latino dimissione(m), il dimettere, il venire dimesso.

Dimissione (2): dal francese démission, spec. al plur., recesso da un contratto di lavoro, da una carica ecc.

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