Importante la è collocazione delle parole

L’ansia da lingua burocratica genera comunicazioni goffe che finiscono per dire cose diverse da ciò che si voleva dire.

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L’avviso qui sopra proviene dal sito online di una località sciistica. Cosa c’è che non va? Una cosa piccola (“spiacenti nel comunicare”: si dice “spiacenti di comunicare”) e una più grossa. Se prendiamo alla lettera quello che c’è scritto, siamo costretti a credere che i responsabili degli impianti sono spiacenti di comunicare che non possono aprire a causa del rischio valanghe, ma in realtà non vorrebbero esserlo. “Siamo nostro malgrado spiacenti”: non gli dispiace davvero, insomma.

Se escludiamo il lapsus freudiano, è un problema di collocazione delle parole. Per esprimere con precisione il pensiero, l’autore del testo avrebbe dovuto spostare il nostro malgrado: “siamo spiacenti di comunicare che, nostro malgrado, gli impianti rimarranno chiusi”.

Credo che la ragione di questo errore di comunicazione sia l’ansia ingenerata dalla lingua burocratica. È una vera malattia, causata prima di tutto dalla convinzione che un annuncio ufficiale debba per forza allontanarsi dalla lingua comune. Il retropensiero è: se non scriviamo difficile la gente non ci prende sul serio. Però in questo modo si finisce per incartarsi. La terapia migliore è usare come criteri guida la semplicità, la chiarezza e anche la sintesi. Se c’è un forte rischio di valanghe e si è appena detto di essere spiacenti, il nostro malgrado è davvero ridondante, dunque superfluo, dunque dannoso (come abbiamo appena visto). Conveniva scrivere così (già che ci siamo, semplifichiamo anche qualcos’altro):

A causa dell’elevato pericolo di valanghe (grado 4 su una scala di 5 su tutto il territorio) siamo spiacenti di comunicare che il 14 e il 15 aprile 2018 gli impianti rimarranno chiusi.

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