*La sindaco e *un’avvocato

Si discute da decenni sui nomi al femminile di professioni e cariche un tempo maschili, un tema particolarmente caldo in questi giorni. Tra le svariate possibilità, alcune sono insensate.

 

In sé, la questione non sarebbe poi così spinosa, almeno per alcuni nomi. Quando si tratta di participi, basterebbe usare la regolare forma femminile: avvocata, deputata, soldata. Quando si tratta di nomi simili ad altri da sempre usati al femminile, basta applicare lo stesso modello: ministra come maestra, notaia come pastaia. Questo modello si può estendere ai nomi che finiscono in -o, inserendo la desinenza dal femminile, -a: la poliziotta, la sindaca. Quando i nomi finiscono in -e (e magari sono participi presenti), basta usare l’articolo al femminile: la vigile (come la giovane), la giudice, la presidente, visto che la terminazione in -e è sia maschile sia femminile. Per questo non serve dire vigilessa e presidentessa (ma professoressa o studentessa sono parole entrate nell’uso, non hanno nessuna sfumatura ironica e vanno bene così). Capisco che possano esserci problemi con i nomi in -sore e -tore, e se si dice da decenni senatrice e ambasciatrice, lo stesso non vale per procuratrice o amministratrice delegata (e assessora: per me è accettabile, ma non suona benissimo). In questi casi, spesso resiste il nome al maschile (procuratore, amministratore delegato) anche se la carica è occupata da una donna.

Ora, le forme femminili presentate qui sopra sarebbero “logiche” e “naturali”, ma sappiamo che non sempre la lingua è logica, e dunque la loro diffusione incontra svariate resistenze, talvolta anche da parte delle donne (molte donne che fanno l’avvocato o il notaio preferiscono farsi chiamare avvocato o notaio). Quello che non ha nessun senso – grammaticale, linguistico e logico – è che siano nate forme ibride come la sindaco o un’avvocato (“la sindaco è stata espulsa” o “è un’avvocato impegnata…”), in cui l’articolo e la concordanza al femminile sono una specie di foglia di fico, tra l’altro appiccicata male. Chi non ha il coraggio di usare i nomi femminili deve per forza usare al maschile i nomi maschili, perché nessuno potrebbe mai dire il sentinella o il spia o il guida per riferirsi a un uomo che fa la sentinella, la spia, la guida. È una questione di strutture fondamentali della grammatica.

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