Relazionare, relazionarsi

Sono due brutti verbi tipici di una lingua pesante e burocratica. Sostituiteli con oneste espressioni come fare una relazione o mettersi in relazione.

 

Relazionare e relazionarsi sono (tenetevi forte) verbi denominali derivati da nomi deverbali: cioè si sono formati aggiungendo la desinenza verbale -are a un nome (relazione) a sua volta derivato da un verbo (quale? Ne parleremo fra poco). Non c’è niente di male in questa derivazione, è un procedimento normalissimo: pensate a verbi come impressionare o commissionare. Il sostantivo impressione deriva, attraverso il participio passato, dal verbo imprimere, così come commissione da commettere. Si potrebbe dire, in ottimo italiano, “commettere a un artista la decorazione di un salone” (infatti la persona che dà l’incarico si chiama committente); ma questo significato del verbo commettere (= affidare) non è troppo comune, e dunque si è affermato il verbo derivato da commissione (“commissionare un affresco a un pittore”).

Prendiamo adesso due sostantivi simili: commozione ed emozione. Per esprimere il concetto di “generare commozione” non occorre creare un verbo nuovo; basta usare quello da cui deriva il sostantivo: commuovere. Il verbo da cui deriva emozione, invece, in italiano non esiste (sarebbe *emuovere), ma in francese sì (émouvoir; infatti il sostantivo italiano deriva dal francese émotion). Quindi per dire “generare un’emozione” si è formato, da emozione, il verbo emozionare (con il riflessivo – o meglio intransitivo pronominale – emozionarsi).

E torniamo finalmente a relazione e relazionare. Tutti i sostantivi in -zione e -sione che abbiamo visto nascono dal verbo attraverso il participio passato. Dunque a quale verbo appartiene il participio passato da cui deriva relazione? Per scoprirlo bisogna risalire a un verbo latino, referre, composto di un verbo molto irregolare, ferre (= portare), con un paradigma che chiunque abbia studiato latino non scorderà più: fero, fers, tuli, latum, ferre. Relazione, infatti, deriva da relatus. E che cosa significa referre? “Riportare”, “riferire”. Cosa vuol dire infatti relazionare? “Fare una relazione”, cioè “riferire”. Siccome in italiano la parentela tra riferire e relazione non è evidente come accade invece tra commuovere e commozione, è nato, sul modello di emozionare, questo relazionare che, a pensarci, suona un po’ come *commozionare.

Però la persona di gusto eviterà relazionare e relazionarsi soprattutto perché questi due verbi appartengono a quella lingua pesante e burocratica che troviamo nei verbali di assemblee (politiche o di condominio), nei giudizi scolastici, negli scritti di psicologi e sociologi (con tutto il rispetto, e nonostante luminose eccezioni, di solito non proprio produttori di splendido italiano). Dite riferire ogni volta che potete, o fare una relazione. Al posto di relazionarsi scegliete mettersi in relazione, stringere rapporti.

3 Commenti
  • Perfetto

    9 aprile 2019 at 22:15
  • Vincenzo SCORSONE
    Rispondi

    Di professione Avvocato. Per la mia Professione sono costretto ad ascoltare soggetti che senza rendersi minimamente conto di quanto sia orridamente inelegante utilizzano il termine relazionare come se fosse la cosa più normale del mondo: mi richiamano le scritte “porta allarmata” che tanto spesso si legge sulle porte di sicurezza di aeroporti, stazioni, uffici giudiziari, ecc. ecc.
    Ottimo esempio di nota critica: mai arrendersi agli orrori…

    2 ottobre 2019 at 19:31

Invia un commento