Massimo Birattari

Terrore a Grammaland

Tranquilli, il terrore non riguarda questo blog ma il parco dei divertimenti del professor Mangiafuoco. Ecco le prime pagine del mio nuovo libro per Feltrinelli Kids, con i disegni di Allegra Agliardi.

 

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Errore e terrore

 

Il professor Mangiafuoco è in piedi – immobile, impietrito – davanti alla finestra del suo studio. “È finita, è finita…” mormora, e si nasconde la faccia tra le mani. Quando si volta, i ragazzi riuniti nella stanza hanno il sospetto che stia per scoppiare in lacrime. “Dopo tutti questi anni, dopo tanti sacrifici, proprio quando credevo che Grammaland potesse camminare con le sue gambe… Basta, dovrò chiudere, non c’è altro da fare.”

“Ma no, professore, non dica così,” quasi grida Leonardo, detto Leo. “Non deve mollare proprio adesso.”

“Ce la faremo a resistere,” interviene Martina. “La aiuteremo noi.”

Mangiafuoco sembra quasi sorridere, poi scuote la testa. “Grazie, ragazzi, ma è inutile, davvero. Ho ingrandito Grammaland, ho assunto nuovi animatori, il pubblico è aumentato anno dopo anno, pareva che tutti volessero sperimentare questo nuovo modo avventuroso di imparare la grammatica, ma avete visto cosa è successo? Questi… questi esseri… questi mostri stanno distruggendo un’attrazione dopo l’altra, i miei animatori scappano terrorizzati, fra poco di Grammaland resterà solo un ammasso di rovine fumanti. Qualcuno vuole spazzarci via e l’Errore scorrazzerà liberamente, nonostante tutti i miei sforzi.”

“No che non scorrazzerà!” grida Leo. “E scorrazzare ha due R, perché viene da correre!”

“Bravo Leo,” commenta Mangiafuoco, illuminandosi per un attimo. “È consolante vedere ragazzi che riflettono sul significato delle parole e così non sbagliano l’ortografia.”

“Appunto!” dice Giulia. “Non deve arrendersi. Non dobbiamo arrenderci! La aiuteremo noi a difendere Grammaland.”

“Grazie, ragazzi,” risponde Mangiafuoco sospirando. “Ma ho paura che sia troppo tardi. I danni che hanno fatto Smarfonio, Straphalkion e il Temibile Temistocle sono irreparabili. Resistere può essere troppo pericoloso: non voglio che corriate rischi inutili. Rassegniamoci: Grammaland scomparirà.”

Un silenzio di tomba cala nello studio di Mangiafuoco. Fuori si sente uno schianto, e una nuvola di polvere si alza oltre la finestra.

Rassegniamoci si scrive con la I, vero?” chiede Martina.

 

 

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Tutto cominciò con una gita scolastica

 

 

“Ci sono due cose che odio a questo mondo,” borbotta Leo, seduto al centro dell’ultima fila del pullman. “Una è la grammatica, con tutte quelle regole assurde da imparare a memoria. L’altra sono i parchi dei divertimenti, i luna park, quelle cose lì. E dove ci portano in gita scolastica? In un luna park sulla grammatica!”

 

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“Perché non ti piacciono i parchi dei divertimenti?” gli chiede Marco, il suo compagno di banco, che in fondo alla fila guarda il paesaggio dal finestrino.

“Perché sugli ottovolanti, sugli scivoli, sulle giostre mi viene da vomitare, le altre attrazioni le trovo noiose, e tutte le volte che ci sono andato o pioveva o aveva appena piovuto e mi sono ritrovato coperto di fango fino alle orecchie.” In quel momento, un tuono fa vibrare le lamiere del pullman e secchiate d’acqua si rovesciano sui finestrini. Leo alza gli occhi al cielo. “Cosa ti avevo detto?”

 

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“A me i parchi dei divertimenti e i luna park piacciono,” dice Marco. “La grammatica molto meno. E questa prof che ha tanto insistito per portarci in gita in questo posto…”

“Be’, già una che si chiama Allegra Tormenta…”

“Pensa un po’ se uno deve rispondere, quando gli chiedono ‘Chi avete di italiano?’, ‘La Tormenta’…”

“Sì, Tormenta ma è Allegra,” continua Leo ridendo.

“Allegra Tormenta di Tempesta e Bufera,” dice Martina dal sedile davanti a quello di Marco, mettendo via una piccola macchina fotografica dopo aver scattato alcune foto attraverso il finestrino.

“Eh?” chiedono insieme Leo e Marco.

“Il nome completo. Me l’ha detto mia mamma dopo essere stata al consiglio di classe.”

“E che razza di nome sarebbe?” fa Marco.

“Pare che venga da una famiglia di antica nobiltà siciliana. Il padre è il principe di Tempesta e Bufera,” spiega Giulia, seduta accanto a Martina.

“Su, smettetela. State scherzando.”

“I genitori l’hanno chiamata Allegra per non farla sembrare troppo spaventosa, visto il cognome,” continua Martina, serissima. “Però lei ha spiegato a mia madre che si sente una vera Tormenta di Tempesta e Bufera, nonostante il nome così amichevole.”

“E in Sicilia si dice: ‘Dove passa un Tormenta di Tempesta e Bufera non cresce più l’erba’. Come Attila, uguale uguale,” dice Giulia.

“Basta, smettetela di prendermi in giro,” grida Marco esasperato.

“Chi ti prende in giro, Marco?”

I ragazzi alzano gli occhi e si accorgono che la professoressa di italiano è davanti a loro, in piedi nel corridoio del pullman.

 

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“No, vede, professoressa Bufera… cioè Tempesta… anzi volevo dire Tormenta…” Marco è arrossito. Giulia e Martina hanno il sorriso più innocente del mondo. Leo interviene per aiutare il suo compagno di banco.

“Prof, volevamo far credere a Marco che l’altro giorno, quando lui era assente, lei ci aveva avvertiti che chi sbaglia i quiz a Grammaland prenderà quattro in italiano. Ma era uno scherzo, appunto.”

“Vedete di non scherzare sui quattro che distribuirò io,” dice la prof Tormenta agitando un dito. “Comunque, Marco, l’altro giorno ho spiegato a tutta la classe che questa gita serve a sperimentare il progetto didattico presentato dall’inventore di Grammaland, il professor Furio Mangiafuoco. Qualche anno fa ha aperto il suo parco grammaticale: finora arrivavano, soprattutto d’estate, ragazzi che avevano un po’ di problemi in italiano, ma a lui piacerebbe che Grammaland entrasse a far parte dei programmi scolastici e che durante l’anno le scuole ci mandassero le loro classi per una specie di immersione totale nella grammatica. Ecco, ho insistito perché andassimo noi a fare la prova: sono molto interessata a questi nuovi metodi di insegnamento, anche se ho i miei dubbi che possano funzionare davvero. Staremo a vedere.”

“E chi giudica se il metodo Grammaland funziona?” chiede Marco. “Lei o noi?”

“Io e anche voi: voi direte se le attrazioni di Grammaland vi sembrano divertenti e interessanti, io giudicherò se servono a imparare meglio la grammatica e l’italiano in generale.”

“E se diciamo che va bene…?”

“Anche altre classi partecipano alla sperimentazione. Se alla fine il giudizio sarà positivo, sempre più scuole manderanno gli alunni a Grammaland e magari nasceranno varie Grammaland in tutta Italia.”

In quel momento, un nuovo scoppio rimbomba nel
pullman. Questa volta però
non pare un tuono, anche
se continua a diluviare. È un
rumore di parti meccaniche
che si rompono e sembra
provenire dal motore. Infatti la velocità diminuisce all’improvviso, Marco dal finestrino vede le frecce lampeggianti, e il pullman accosta a destra, rallenta sulla corsia d’emergenza e si ferma in una piazzuola.

I ragazzi notano che l’autista fa alcune prove con l’acceleratore, tende l’orecchio, consulta un volume che potrebbe essere il manuale di istruzioni, impugna il telefonino e comincia a parlare di spie rosse che restano accese, spie arancioni che lampeggiano, strani simboli di cui non capisce il significato. La professoressa Tormenta va a controllare cosa succede e dopo una rapida consultazione prende il microfono, accende l’altoparlante e annuncia: “Pare che si sia rotto qualcosa di importante nel motore. Abbiamo richiesto l’intervento di un carro attrezzi: aspettiamo con pazienza”.

“Comincia bene questa gita,” bofonchia Leo. “Quando dovremo dare il nostro giudizio, io voto contro, garantito.”

“Be’, almeno aspetta di vedere com’è, questo benedetto luna park grammaticale,” gli risponde Martina.

 

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Queste sono le pagine iniziali di Terrore a Grammaland, Feltrinelli Kids 2018. Le illustrazioni sono di Allegra Agliardi.

 

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