La grammatica che gira intorno

In “Aula di lettere”, sul sito Zanichelli, un blog in cui io e Caterina Ragghianti parliamo di cose secondo noi interessanti sull’italiano che si studia e si insegna a scuola.

 

Io e Caterina Ragghianti abbiamo scritto per Zanichelli un corso di grammatica per il biennio, Grammatica per pensare (2024). A marzo 2026 abbiamo inaugurato  su “Aula di lettere” La grammatica che gira intorno, un blog per ragionare sulla lingua che parliamo, ascoltiamo, leggiamo, scriviamo, insegniamo, impariamo. Riprendo qui la presentazione e l’inizio del primo articolo, sui complementi e su alcuni limiti dell’analisi logica.

 


 

Quando parliamo di grammatica, ci riferiamo almeno a tre “cose” diverse, anche se sicuramente legate fra loro. La grammatica è:

 

• un insieme di regole, in parte convenzionali, la cui violazione rappresenta un disturbo nella comunicazione;

 

• un organismo continuamente trasformato dall’uso dei parlanti e degli scriventi;

 

• l’insieme delle strutture che governano la lingua, cioè il motore che genera la nostra produzione linguistica.

 

L’ultimo aspetto è quello che a scuola tendiamo a dimenticare: per i parlanti nativi, o comunque per chi cresce all’interno di un determinato ambiente linguistico, la grammatica sta prima nella mente e solo dopo nel manuale scolastico. La grammatica viva, attiva, produttiva è, di fatto, ciò che ci permette di comunicare, di capire e di farci capire.

In questo blog, rivolto agli insegnanti e agli studenti, toccheremo questioni che riguardano sia la grammatica che si studia a scuola sia l’italiano in cui ci imbattiamo e che usiamo tutti i giorni, e così facendo cercheremo di approfondire tutte e tre le accezioni di “grammatica” appena indicate. Siamo convinti che riflettere sulla lingua significhi acquisire strumenti per interpretare il mondo e per comunicare meglio che si può.

 

Che complemento è?

 

La questione con cui inauguriamo questo blog è apparentemente “teorica”, ma in realtà si presenta spessissimo nella pratica concreta dello studio della grammatica, soprattutto nello svolgimento degli esercizi di analisi logica: perché in molti casi ci ritroviamo (gli studenti quanto gli insegnanti) a essere incerti nella classificazione di alcuni complementi? Spesso i dubbi sono più che legittimi, e la soluzione non può essere la rimozione di frasi “scomode” (ma assai comuni!) dai libri di testo. Osserviamo questi esempi:

Mi ricordo del nostro primo incontro.

Mi sono accorta del tuo stupore.

Il suo futuro dipendeva dall’esame.

Il marinaio sopravvisse al fratello.

Il marinaio sopravvisse al naufragio.

Che complementi sono quelli evidenziati in neretto? Se restiamo nell’ambito dell’analisi logica, le risposte sono tutt’altro che immediate ed evidenti. Di fatto, abbiamo tre possibilità.

 

1) Attribuire “in automatico” un’etichetta a causa della presenza di determinate preposizioni: vediamo la preposizione di in Mi ricordo del nostro primo incontro e in Mi sono accorta del tuo stupore e diciamo che quelli sono complementi di specificazione. Non è una soluzione molto soddisfacente: significa distorcere il senso di quel complemento, visto che il complemento di specificazione è tipicamente retto dal nome e fornisce una determinazione aggiuntiva (una specificazione, appunto) a un termine generico (la casa di Antonia).

 

2) Stiracchiare le definizioni dei complementi che conosciamo per adattarle al nostro caso, spesso ricorrendo a due ciambelle di salvataggio: i complementi figurati e quello di limitazione. Così, in Il suo futuro dipendeva dall’esame, dall’esame potrebbe essere un moto da luogo figurato (il suo futuro sarebbe “partito” dal risultato dell’esame), o magari un complemento di causa (il risultato dell’esame avrebbe avuto conseguenze sul suo futuro) o di origine (come se il futuro derivasse dall’esame). Invece al fratello, in Il marinaio sopravvisse al fratello, forse è un complemento di limitazione, visto che il marinaio non sopravvisse in generale, ma solo se confrontato al fratello, limitatamente al fratello, mentre nell’altra frase, che contiene lo stesso verbo e la stessa preposizione, al naufragio parrebbe più vicino a un complemento concessivo, visto che il marinaio è rimasto in vita nonostante il naufragio che avrebbe potuto ucciderlo. Tutte queste soluzioni richiedono sforzi e contorcimenti interpretativi.

 

3) Inventare nuovi complementi su misura: per esempio, se pensiamo ai nostri ultimi esempi, i complementi di dipendenza o di sopravvivenza. Ma moltiplicare i complementi per correre dietro ai significati da comunicare vuol dire vanificare i principi stessi dell’analisi logica.

 

Il problema fondamentale, però, è che in questo modo l’analisi logica si riduce a un mero esercizio di etichettatura e non si avvicina nemmeno a quello che dovrebbe essere il suo primo obiettivo: spiegare come funziona la sintassi.

 

L’articolo continua sul blog La grammatica che gira intorno nell’“Aula di lettere” Zanichelli.

 

 

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