Gadda Galileo Pirandello "storia della lingua" sintassi

Usi troppo pop.

L’errore 91 dal mio libro 101 errori di italiano che non farai mai più, ovvero come cambiano (giustamente) le cose se a scrivere essendo che siamo noi e non Galileo, Pirandello o Gadda.

 

 

Il mio libro 101 errori di italiano che non farai mai più (Ponte alle Grazie 2026) non ha come scopo principale additare al pubblico ludibrio strafalcioni intollerabili e correggerli a forza di schiaffoni. Vuole piuttosto usare gli errori per mostrare come funziona la lingua, e magari per scoprire qualcosa di interessante che si nasconde nei vocabolari o nelle opere degli scrittori (nel brano troverete un’irresistibile citazione da Gadda). Quindi ogni errore è seguito da una rapida spiegazione e dalla necessaria correzione; dopodiché c’è un approfondimento. Qui potete leggere l’errore 91.

 


Essendo che ha sempre fatto una vita da sportivo, continua a giocare sebbene che ha passato i quarant’anni.

Si possono distinguere tre errori in questa frase: due hanno a che fare con le congiunzioni, uno con i modi verbali.

Dato che ha sempre fatto una vita da sportivo, continua a giocare sebbene abbia passato i quarant’anni.

Forse non tutti sanno che…

Cominciamo dall’errore finale, doppio: allo stesso modo di nonostante, sebbene introduce una frase concessiva non con l’indicativo (come fa invece anche se) ma obbligatoriamente con il congiuntivo; e al contrario di nonostante non può essere seguito da che. Quindi sebbene *che, al pari di siccome *che, quando *che ecc., è un errore tipico di un italiano molto scorretto.

Quanto al primo errore, anche essendo che, usato come locuzione congiuntiva al posto di dato che, visto che, poiché, è oggi tipico di un parlato molto popolare, quasi dialettale. Mi torna in mente una vecchissima «barzelletta di Totti». Totti – che era allora una specie di maschera della Commedia dell’Arte – deve sostenere l’orale dell’esame di maturità e il professore d’italiano gli chiede di costruire una frase usando essendo e avendo. Totti ci pensa un po’ e poi dice: «Er presidente de la Roma m’ha regalato una Porsche. Giala. Essendo che a me er gialo nun piace, ’a vendo».

Quindi oggi, in una lingua appena sorvegliata, questo essendo che è a tutti gli effetti un errore grossolano. Però i dizionari riportano la locuzione congiuntiva essendo che e la forma unita essendoché, di solito con la marca d’uso ant. o lett., cioè propria dell’italiano antico e della lingua letteraria. Infatti troviamo vari essendoché nel Dialogo sopra i due massimi sistemi di Galileo, o leggiamo nel Bertoldo di Giulio Cesare Croce: «da uno che dorme ad uno che sia morto io faccio poca differenza, essendo che il sonno si chiama fratello della morte».

E non è necessario risalire al Seicento. Il Devoto-Oli, al lemma essendoché («o essendo che») cita Pirandello: «essendo che le mogli son fatte apposta per esser ingannate dai mariti, e viceversa»; e un autore come Gadda, che ha nel plurilinguismo e nella mescolanza di stili e registri il suo tratto distintivo, non si è fatto mancare vari essendo che: «costei [era] nota in tutta la zona per esser solita di scompisciare all’impiedi, ne’ prati, i più popolosi e proliferanti formicai, essendo che il capo di lingeria che avrebbe potuto vietare una simile operazione, o almeno renderne fastidioso il seguito, non si noverò unquanco nell’addobbo della di lei persona» (La cognizione del dolore).

Quindi la cosa da tenere bene a mente è: se usate consapevolmente essendo che, vi ritrovate nei vocabolari come Gadda e Pirandello; se scrivete una frase come quella dell’errore di partenza, finite in un libro come il mio. La lingua funziona così (ed è giusto che funzioni così).

(da 101 errori di italiano che non farai mai più, Ponte alle Grazie 2026)

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